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Acustica - New Age |
FRANCO MORONE (ITA) |
Inserito a pieno titolo tra i grandi della scena
chitarristica internazionale, Franco Morone è considerato il poeta italiano della chitarra acustica.
Le sue melodie, di grande fascino, regalano emozioni sin dal primo ascolto,
grazie anche alle sue originali interpretazioni.
Ciò che sorprende nei suoi album è la bellezza sia delle composizioni originali che delle
trascrizioni, dove anche temi antichi e popolari rivivono - sotto le sue dita -
una seconda giovinezza.
Per le sue ricerche e pubblicazioni in campo didattico, Franco Morone è oggi un punto di
riferimento per molti chitarristi e appassionati che frequentano i suoi seminari in Italia
e all'estero.
Si esibisce regolarmente in Europa, USA e Giappone, ed è protagonista di
prestigiose rassegne e festival internazionali.
Principali festival e tour
FOLKEST - Spilimbergo - Italy
OPEN STRINGS - Germany
CHET ATKINS A. CONVENTION - Nashville - Usa
SOAVE GUITAR FESTIVAL - Italy
ZAGREB GUITAR SUMMIT - Croatia
20º FESTIVAL INTERNAZIONALE DI CHITARRA - Italy
INTERNATIONAL GUITAR NIGHT - Germany
ALL STAR GUITAR NIGHT - Nashville - Usa
INTERNATIONAL GUITAR MEETING - Sarzana - Italy
CONSOLATO ITALIA/DORTMUND - Germany
THE KIRKMICHAEL INTERNATIONAL GUITAR FESTIVAL - Scotland
CHITARRE DAL MONDO - Teatro della Corte - Italy
INTERNATIONAL GUITAR TOUR - Japan
KVMR CELTIC FESTIVAL - California - Usa
BORMIO GUITAR INTERNATIONAL MEETING - Italy
INTERNATIONAL GUITAR TOUR - Hungary
CONSOLATO ITALIANO HOUSTON - Texas - Usa
SCHONDORF GUITAR FESTIVAL - Germany
ITALIAN GUITAR FESTIVAL - Linz - Austria
ALL STAR GUITAR NIGHT - Opatja - Croatia
FESTIVAL VILLA CELIMONTANA - Roma - Italy
HEALDSBURG GUITAR FESTIVAL - California - Usa
THE ACOUSTIC STRINGS FESTIVAL - Raalte - Holland
FESTIVAL DE LA GUITARRE - Belgium
VICENZACUSTICA - Italy
FOLK FRÜHLING - Germany
FEST. INT. DELLA CHITARRA - Langonegro - Italy
GITARRENFESTIVAL - Kühlungsborn- Germany
LIECHTENSTEINER GITARRENTAGE - Liechtenstein
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Ascolta il testo |
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Discografia |
| Franco Morone | Stranalandia | 1990 |
| Franco Morone | Guitarea | 1994 |
| Franco Morone | The South Wind | 1996 |
| Franco Morone | Melodies of Memories | 1998 |
| Franco Morone | Running Home | 2001 |
| Franco Morone | Popular Songs and Traditional Dances | 2007/font> |
| Franco Morone | Celtic Fingerstyle Guitar | 2004/font> |
| Franco Morone | Franco Morone & Raffaella Luna | 2008 |
Libri
attualmente disponibili:
- Metodo per chitarra blues (1980)
- Metodo per chitarra fingerstyle jazz (1982)
- Stranalandia
- Guitarea
- The South Wind
- Melodies of Mememries
- Italian Fingerstyle Guitar
Video attualmente disponibili:
- Fingerstyle Blues (1995)
- In concert with Tim Sparks (1997)
- Acoustic Guitar Solos
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Repertorio |
Franco
Morone per NAMNS
Intervista pubblicata su "New Age" - dicembre 2002
Intervista di Alfredo De Pietra
È considerato il poeta italiano della chitarra acustica, e le
sue melodie, intense e dal grande fascino, riescono a regalare
forti emozioni già al primo ascolto e, dote ancor più rara,
sono interpretate con stile unico e riconoscibile. Stiamo
parlando di Franco Morone, specialista del fingerstyle tra i più
rinomati a livello mondiale: i suoi album, perfettamente
bilanciati tra composizioni originali e riarrangiamenti di brani
tradizionali, sono un punto di riferimento per i tanti
chitarristi che lo seguono anche nei workshop strumentali che
Morone tiene regolarmente in Italia e all'estero. Già, perchè
paradossalmente la fama di Franco Morone è maggiore al di fuori
nei nostri confini: Morone si esibisce regolarmente in Europa,
Usa e in Giappone, oltre che nelle principali rassegne e festival
internazionali di musica acustica-tradizionale. Il suo recente
album Running Home è segnalato ai primi posti delle classifiche
di musica acustica e recensito dalle principali riviste di
settore.
Abbiamo parlato con Franco della chitarra nella musica new age,
oltre che della sua più recente produzione:
- Spesso la new age music ha suscitato in molti
chitarristi contrastanti sentimenti. Come vede lo
strumento-chitarra in questo àmbito musicale?
"La chitarra acustica ha un legame indissolubile
con la new age music. Alcuni sostengono che il termine new age
sia nato per esigenze di catalogo e di classificazione, quando
cioè a fronte delle forti vendite di un CD del pianista George
Winston i discografici americani decisero di coniarlo ad hoc per
un genere fino ad allora non riconducibile ad altri già
esistenti. Non voglio in questa sede discutere la veridicità di
questa tesi, nè stabilire chi furono i precursori della new age
music. Vorrei solo ricordare la grande passione di George Winston
per la chitarra acustica (John Fahey, Leo Kottke); come Will
Ackerman, fondatore della Windham Hill, fosse chitarrista egli
stesso e che dopo Winston i nomi più quotati dello stesso
catalogo furono soprattutto artisti come Alex De Grassi, Michael
Hedges e Mike Marshall (Montreaux Band). Certo non si può
affermare che la musica new age sia nata sulla chitarra acustica,
essendo un movimento che coivolge strumentisti d'ogni tipo, ma è
certo che la sei corde sia stata ed è tuttora uno degli
strumenti più importanti in questo senso. Anche prima delle
forti vendite dei dischi della Windham Hill chitarristi della EMC
tedesca come Ralph Towner, Stephan Micus ed altri precursori come
Robbie Basho e Mike Oldfield avevano tracciato dei percorsi molto
originali.
Forse i contrastanti sentimenti di cui lei parla poggiano sul
fatto che molti dei nomi citati hanno un linguaggio ben preciso:
come dire, non accettano sempre volentieri di essere catalogati
in un genere musicale. Alcuni non si identificano nella musica
new age perchè ciò che suonano è frutto di ricerche così
particolari, se non uniche, che qualsiasi etichettatura ai loro
occhi risulta troppo semplificativa. Poi è anche vero che dopo
il boom di fine secolo molti, cavalcando l'onda, hanno pubblicato
di tutto e di più, con risultati di alterna qualità, per cui
può darsi che non tutti vogliano essere ricondotti a un
calderone unico.
Questo dal punto di vista del musicista. Da quello giornalistico
e discografico il termine new age risolve diversi problemi, non
solo di classificazione ma anche di contenuto. Io stesso, avendo
scritto articoli, capisco l'esigenza di riferirsi ad un àmbito
musicale con certe caratteristiche, certo non omogenee, ma
comunque caratterizzato da linguaggi che sono parte del nostro
tempo. Insomma, alla fin fine è solo una indicazione di massima,
come può essere jazz, blues, country, celtic.. dentro ognuno di
questi termini trovi un mondo. Ed è poi vero che anche in ogni
catalogo, pur vasto che sia, la buona musica si distingue
sempre".
- E quali sono per lei i dischi per chitarra più
significativi da questo punto di vista?
"Beh, senz'altro Turning, Turning Back e Slow Circle di Alex
De Grassi , Aereal Boundaries di Michael Hedges, Soliloqy di
David Qualey, Bambulé di Pierre Bensusan
Non ricordo
singoli titoli, ma molti dei chitarristi ECM, oltre a quelli
elettrici come il Mike Oldfield di Tubular Bells, Pat Metheny,
già dal primo American Garage. Poi più che altro singoli brani
come "The Bricklayer Beautiful Daughter" di Will
Ackerman o "The Hanging Down" di Ed Gherard. E infine
alcune produzioni Narada dedicate alla chitarra
fingerstyle".
- Lei quindi ascolta comunque new age music. Cosa trova
di particolarmente interessante in questo tipo di approccio
musicale?
"Ascolto diversa musica new age, ma preferisco
selezionare accuratamente: non è facile orientarsi, magari
attraverso recensioni o per il fatto di conoscere già
determinati musicisti.
A mio avviso i nomi più significativi hanno avuto diverse
esperienze, e di seguito attuano una fusione intelligente dei
vari generi precedentemente "vissuti", essendo
mentalmente aperti a nuove soluzioni sonore, melodiche ed
armoniche. In particolare apprezzo i musicisti provenienti
dall'area folk-etnica e jazz: sono quelli che senz'altro hanno un
vocabolario più ampio; anche quelli provenienti dall'area
celtica ad esempio fanno molte cose di qualità. Senz'altro
quello delle contaminazioni è l'aspetto più interessante: ad
esempio ascolti un cd di musica celtico-berbera, ti chiederai che
tipo di attinenza hanno queste due culture, eppure in ogni brano
il passaggio tra i due generi salta fuori alla grande e in modo
naturale. Poi da ascoltatore penso che sia una musica di forte
attualità, che risponde a determinate esigenze d'ascolto;
melodie di una certa liricità, a volte sognanti o descrittive,
che puoi utilizzare come sottofondo o in primo piano, che non
sono quasi mai intrusive con sonorità particolari, rilassanti e
a volte anche terapeutiche.
Questo a grandi linee, evitando un certo tipo di new age banale o
da tappezzeria. Niente si improvvisa, ogni percorso che un
musicista attraversa lascia un segno interiore e una conoscenza
che poi inevitabilmente salta fuori. Ho suonato in posti come
Minneapolis, New York, San Francisco, dove ti rendi conto che i
musicisti vivono da sempre in una società multi-etnica e
ricevono tanti stimoli, imparando linguaggi nuovi a contatto con
colleghi provenienti da nazionalità diverse. Da queste
contaminazioni sono nati movimenti culturali e sociali che hanno
poi influenzato anche la musica .
Per quel che riguarda noi chitarristi, penso che la musica new
age ci abbia influenzato positivamente verso soluzioni più
espressive e di ricerca sia sui suoni che sulle armonie: trovo
che l'uso di tecniche fini a se stesse e i virtuosismi tesi solo
a sorpendere l'ascoltatore siano oggi meno considerati di un
tempo, per fortuna".
- Andando alla sua produzione discografica, ritiene che
qualcuno dei suoi album possa rientrare in qualche modo in
àmbito new age?
"Certamente il mio primo Stranalandia, Guitàrea ed
alcuni brani in Melodies of Memories e nell'ultimo Running Home.
Riguardo la mia raccolta di musica irlandese The South Wind, in
esso ci sono molte slow air che a mio parere sono vicine al mondo
della musica new age, arie lente e sognanti che si perdono nella
notte dei tempi, il mistero del magnetismo delle melodie
celtiche, che se arrangiate ad arte sono di un'attualità
sconvolgente".
- Sulla compilation di New Age Music & New Sounds è
presente a rappresentare il suo ultimo album, Running Home, il
brano intitolato "Night Drivers"
""Night Drivers" è nata su
un'accordatura che utilizzo per la musica celtica, ed è una
canzone strumentale con una struttura molto semplice. È uno dei
brani più apprezzati di questo nuovo album, e molti lo giudicano
un brano con venature italiane e molto personali. È comunque un
brano intimista, e sarà per questo che l'ho dedicato a tutti
coloro che per motivi di lavoro, come i musicisti, viaggiano di
notte, al buio della cabina del loro veicolo, guidando con la
mente altrove e sognando con gli occhi sbarrati sulla strada.
Sono stati mentali che ti portano paradossalmente ad essere anche
più concentrato e vigile, segnali la tua presenza con le luci:
non so come, ma sei tutt'uno con la strada. Ho infatti scoperto
che in definitiva, se non sei stanco, a volte è più sicuro
viaggiare di notte, c'è meno traffico e trovi professionisti
della strada, insomma non è come di giorno a ferragosto! E poi
senti la musica anche in modo più intenso, insomma un viaggio in
tutti i sensi, provare per credere".
Intervista pubblicata su "Chitarre" - dicembre
2002
Intervista di Giovanni Palombo
D- Franco, questo Running Home è il tuo quarto album
prodotto dalla Acoustic Records, parlaci di questa nuova
produzione.
R- Questo cd è il risultato di diverse sedute di
registrazioni avute presso residenze private in Abruzzo, Toscana
ed Emilia Romagna. Ho utilizzato nella prima fase unicamente un
registratore dat e chitarre con microfoni diversi. Poi c'é stato
il lavoro di mixing ed editing c/o tre studi diversi.
D- Quindi alla base c'è anche un discorso di realizzare
suoni diversi.
R- Esatto, ci sono chitarre e microfoni differenti proprio per
cercare di dare ad ogni brano un deteminato suono, in questo modo
un disco di sola chitarra penso risulti più vario e meno
stancante.Cerco anche di non standardizzare troppo il suono e
anche di verificare, in quanto musicista, come reagisco suonando
in ambienti diversi in momenti diversi. C'é sempre la voglia di
ottenere dei risultati migliori rispetto al cd precedente.
D- Alla conclusione del lavoro ti è sembrato di aver
raggiunto questi risultati?
R- Come al solito ci sono tracce migliori di altre, magari per la
posizione dei microfoni o per chitarre che rispondono meglio a
certe accordature. Nei brani più lenti utilizzando la Kevin Ryan
ho ottenuto un suono più corposo e morbido, al contrario nei
brani più mossi le Taylor 812 e 514 dal corpo più piccolo hanno
prodotto un suono più sobrio e compatto.
Singole tracce poi si distinguono per l'utilizzo della 12 corde,
una Taylor 855 "vintage" anni 7O' con un suono
incredibile o per l'uso del bottleneck sulla Rain Song in grafite
con una timbrica sui medi più adatta alla tecnica slide. Se alla
fine considerato anche i generi e le tecniche, penso che questo
cd sia sicuramente la raccolta più eterogenea che io abbia mai
pubblicato. Ma va sempre bene allargare gli angusti confini entro
i quali vengono relegati normalmente i cd di sola chitarra.
D- Vediamo meglio questo punto che mi sembra importante.
R- Un vero punto di forza della solo guitar music risiede proprio
nella varietà di linguaggi, culture ed emozioni che oggi puoi
proporre. Una mia composizione può essere più bluesy o più
celtica o avere degli echi più mediterranei, ovvio che restano
indicazioni di massima, non é mai facile descrivere la musica a
parole. Posso dirti che per gli arrangiamenti di composizioni non
mie, resto molto influenzato dagli strumenti originari. Ad
esempio "The Wedding" di Abdullah Ibrahim, già Dollar
Brand, è una ballad lenta con venature jazzistiche, quindi con
un approccio più pianistico. Troviamo poi Serenata, la rilettura
di una canzone popolare italiana dove la chitarra imita questa
volta la voce. Concepisco sempre la chitarra come una piccola
orchestra (concetto non mio, ma rendo l'idea) usandola in maniera
totale, anche rispettando quindi i limiti e i vantaggi della
tastiera. L'abilità del musicista più che essere legata ai
virtuosismi per me risiede nel buon gusto e nella scelta di
colori ed effetti consoni al tipo di esecuzione. Più mezzi
espressivi hai più estendi il tuo vocabolario ma ancora più
importante é utilizzarli nella giusta direzione e nel contesto
adeguato.
D- A questo ha anche contribuito l'utilizzo di
accordature diverse, cosa ormai per te abituale. Cosa ci dici
delle accordature che hai usato in Running Home?
R- Ogni accordatura ha un colore diverso e quindi deve avere
anche un impiego aderente ai singoli brani. Ad esempio la DADGAD,
sia in tonalità di Re che di Sol la usano tutti per la musica
irlandese e in effetti per le arie lente di O' Carolan é il
massimo. Ma per la musica celtica in generale io preferisco più
la EADEAD o la EADADE. E' un tuning molto semplice che uso in
tonalità di La, sui bassi hai la stessa serie di corde a vuoto
delle corde alte. Con questa mi capita di suonare anche del
blues. In precedenza ho spesso spesso legato questo genere alla
open D (DADF#AD) o alla la open C (CGCGCE) ma soprattutto alla
standard, come anche per il jazz. Però ad esempio suonare jazz
con le accordature alternative non é proprio il caso, così come
suonare del blues sulla DADGAD. Ho segnalato sul cd tutte le
accordature impiegate brano per brano, di nuovo c'é la DADGGD
che con i due sol permette un utilizzo della nota di pedale molto
interessante, per il resto é quasi come la DADGAD.
D- Ti capita che una composizione ti suoni meglio
cambiando l'accordatura?
R- Direi che quasi tutte le composizioni passano inizialmente per
la standard , poi man mano che assimili le melodia,
l'armonizzazione preferita realizzi che sarebbe più efficace o
più agevole o più scorrevole avere quella determinata corda a
vuoto. Ho letto a volte arrangiamenti non miei in open tuning con
diteggiature molto difficili, é un controsenso. L'accordatura
alternativa per me deve portare non solo ad avere un suono
migliore (altrimenti usi la standard ) ma anche a semplificare
l'esecuzione. Determinate corde ad esempio te le ritrovi non solo
perché le usi a vuoto, ma anche perché poi le utilizzi
all'interno di accordi o in certe legature in maniera funzionale
alla melodia e all'arrangiamento. Nella pratica una regola
semplice semplice é quella di far sì che la nota più grave
sulla linea dei bassi possa accompagnare facilmente la melodia e
che la nota più acuta nella linea degli alti possa essere
accompagnata dai bassi; sono punti cruciali del brano che in
qualche modo ti guidano e a volte ti impongono delle scelte. Sono
oltremodo battute dove potrebbero verificarsi cadute di suono o
dove la complessità d'esecuzione sacrifica la scorrevolezza
d'esecuzione. Anche gli ornamenti richiedono determinate scelte
anche se meno importanti. Ci sono delle tecniche di arrangiamento
che ho sviluppato nel tempo che per me oggi restano dei punti
fermi, la ricerca sul folk irlandese ha stimolato molto la mia
ricerca in questo senso.
D- Parlando invece del tuo percorso artistico, guardando
sia indietro che avanti, a che punto senti di essere?
R-Nei primi cd ero molto timido, sebbene cercassi già allora di
esprimere una mia personalità, negli anni poi fai in modo di
renderla più visibile e più diretta. Ovvio che ci sono brani
che senti più tuoi rispetto ad altri, ma penso che la mia musica
abbia avuto nel tempo una spinta verso l'esterno.
Anche la maggiore consapevolezza di legare ciò che suoni a fatti
di vita vissuta, a cose che ti accadono. Proprio perché si
tratta di musica strumentale senti il bisogno di raccontare
storie attraverso quello che suoni. Sai le mie sono proprio
canzoni senza testi, cerco soluzioni semplici sforzandomi di non
cadere nel banale e nel prevedibile. Sono soprattutto ascoltatore
di ciò che suono, giudicandomi in prima persona; devo
emozionarmi altrimenti preferisco fare altro.
D- Quindi anche una ricerca di equilibrio tra vari
fattori. Torniamo alla musica irlandese, mi sembra che essa ti
abbia lasciato parecchie influenze, anche stilistiche, ad esempio
nell'uso degli abbellimenti.
R- Certamente, ma anche nel ritmo, con anticipi, ritardi
o attraverso variazioni melodiche. Nella musica irlandese ci sono
sezioni ripetute con variazioni dove si improvvisa con delle
melodie che richiamano quella originaria. Gli abbellimenti sai
che in pratica possono, quasi per magia, rendere interessante
anche la più scontata delle melodie, poi ti diverti ad imitare
strumenti diversi, gli ornamenti tipici delle pipes irlandesi,
dei violini, degli organetti, sono tutte soluzioni attraverso le
quali sviluppi dei linguaggi originali sulla chitarra.
D- Ultimamente tu hai anche viaggiato molto all'estero,
suonando negli Stati Uniti, in Giappone e in vari paesi europei.
In cosa hanno contribuito queste esperienze al tuo percorso
artistico?
R- Esibirti di fronte ad un pubblico ogni volta diverso
é un'esperienza molto importante, ti fortifica. Capita di
suonare di fronte a duemila persone o davanti a sessanta, alla
fine trovi una tua misura, il tuo modo di proporti. Quando poi
ricevi consensi positivi da ambienti così diversi, ti senti più
sicuro di te e della tua musica in un mestiere che sai alla fine
non ha molte certezze.
D- Gli Stati Uniti sono la patria di buona parte dello
stile chitarristico moderno, e poi lì ci sono tanti chitarristi
eccezionali, suonare per quel pubblico non significa in parte
sentirsi nella bocca del leone?
R- La prima regola é essere convinti di quello che sei
e che stai suonando. Sai che i musicisti in America hanno tutti
quest'approccio molto diretto e anche il pubblico si aspetta un
confronto aperto ed una performance trascinante. Se la tua musica
ha comunicativa riesci a venir fuori alla grande, l'importante é
essere in buona fede, il pubblico sente, vede e si accorge di
tutto.
D- E quando torni a casa, dopo tutto questo?
R- Dopo un lungo tour certo non vedi l'ora di correre a casa,
chiaro che a casa poi trovi tutto il lavoro di settimane da
smaltire. Però la verità é che i musicisti perdono il pelo ma
non il vizio, appena torni a casa dopo poco riprepari un'altro
giro. Il concetto di "Running Home" é che
paradossalmente anche quando sei in viaggio per raggiungere i
posti dei concerti é comunque un tornare a casa; anche quando
sei ospite dagli amici in California, in Germania o in Italia, ti
senti a tuo agio e fai sentire meglio anche le persone che ti
ospitano. Credo che il musicista viva molto questa situazione, la
sua casa è anche un po' fuori, dove si suona, ed é sopratutto
ritrovare gli amici sparsi in giro.
D- In generale ti sembra che attualmente ci sia un
rinnovato interesse per la chitarra acustica oppure no, cosa vedi
tu in giro?
R- C'é un rinnovato interesse per i musicisti che
valgono, a mio parere gli appassionati che seguono la chitarra
acustica sono molto competenti e maturi. Questo é un vero punto
di forza per un mercato in fondo così ristretto. Ci sono tanti
chitarristi acustici, forse troppi rispetto a quello che questo
mercato potenzialmente può offrire. Ma non si deve per questo
scoraggiarsi o rassegnarsi e neanche separare troppo la chitarra
dall'universo musicale. La chitarra acustica in questi anni sta'
vivendo un nuovo rinascimento ma più dalla parte dei
chitarristi.
D- Questo è un periodo molto legato alle contaminazioni
musicali, agli incroci di generi e strumenti diversi, cosa ne
pensi?
R- Io ho suonato chitarristi che sentono molto la
contaminazione dei generi, e di conseguenza penso di esserne
rimasto in qualche modo influenzato. Oggi potrei essere anche in
grado di pubblicare un CD di musica multietnica per chitarra
acustica, rifacendomi a tradizioni italiane, greche, irlandese,
basche, noi riceviamo influenze da ogni parte del mondo e almeno
la musica é un bene che non abbia confini.
D- E in tutto questo, il vecchio blues, ha sempre un'eco
nelle tue produzioni, che posto occupa?
R- Un posto sempre importante. In questo CD c'è Celtic Dog
Blues, composto nella mia "accordatura celtica". Io
sono cresciuto con il blues e continuo a suonarlo, è sempre
presente nel mio repertorio.
D- Vorrei sollevare un altro punto: altre culture hanno
sempre valorizzato molto il loro patrimonio popolare, in Italia
sembra che fare questa operazione sia particolarmente difficile,
anzi spesso ci rivolgiamo proprio ad altre tradizioni. Mi sembra
che tu ti sforzi a volte di rileggere e diffondere la nostra
tradizione popolare, ad esempio in questo CD è presente il brano
Serenata, che devo dire è veramente bello e ben arrangiato, mi
piace molto.
R- Ti ringrazio, é solo perché in Italia storicamente
le case discografiche hanno cercato i profitti solo e sempre con
la musica leggera, negli States ad esempio molte etichette hanno
investito nella loro tradizione. Molto da noi é stato
irrimediabilmente perso, ma ci sono ad esempio riviste
indipendenti come Folk Bullettin attraverso le quali é possibile
recuperare tutta una serie di produzioni interessanti di folk
italiano.
D- Anche in una parte del mondo jazz cè il tentativo
ogni tanto di riprendere e rivitalizzare dei brani tradizionali.
R- Quando gli italiani suonano musica italiana sono molto più
credibili!
Se fai musica irlandese sei sempre un italiano che fa musica
irlandese, anche se la suoni meglio di un irlandese. Non é
facile comunque trovare dei brani adatti, tutt'ora sono alla
ricerca di materiale per un cd di Italian fingerstyle.
D- Sarebbe bello, non mi sembra ci sia qualcosa in questa
direzione. E cosa altro bolle nella pentola dei tuoi progetti?
R- La mia prossima pubblicazione sarà un'altra
compilation di musica celtica, ho abbastanza materiale adesso.
Poi da alcuni anni organizzo in Italia anche tounée con amici e
colleghi. Ho invitato a suonare in Italia gente come Leo Kottke,
Peter Finger, Tim Sparks, Alex De Grassi, Rick Ruskin, Dean
Magraw. Inoltre organizzo dei seminari estivi come Dulcamara
(vicino Bologna ) e House of the Rising Sun (vicino al Lago Di
Garda).
D- Una critica che a volte viene fatta ai chitarristi è
quella di voler creare in fondo una realtà propria separata da
altri musicisti. Tu cosa ne pensi?
R- Si, chitarristi che ascoltano troppi chitarristi, é
un vizio al quale é difficile rinunciare. Un consiglio che dò
é quello di concentrarsi esclusivamente sul risultato finale; le
tecniche, i virtuosismi, gli stili dei grandi maestri, il suono,
le belle chitarre spesso risultano argomenti prevalenti, sono sì
elementi importanti, ma restano pur sempre dei mezzi, cerchiamo
di mettere i contenuti al primo posto, lasciamoci guidare dalla
musica e dalle nostre emozioni che non sbagliamo mai ..Ciao!
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