Franco Morone - Sito Ufficiale Skip Agency - Official Site Skip Agency - Official Home Page Skip Agency 

         

  Acustica - New Age

FRANCO MORONE (ITA)

Chitarra acustica

Repertorio
Recensioni-Interviste

          Discografia
Audio Video
          Componenti
Special Guests-Stage Set


Inserito a pieno titolo tra i grandi della scena chitarristica internazionale é considerato il poeta italiano della chitarra acustica. Le sue melodie dal grande fascino e dalla forte comunicatività regalano emozioni al primo ascolto e dote ancor più rara, sono interpretate con uno stile davvero unico e riconoscibile.
Ciò che sorprende nei suoi cd é la bellezza di tutte le tracce, che siano sue composizioni o arrangiamenti tratti dalla tradizione celtica, americana o italiana. Anche i temi più antichi e popolari sotto le sue dita sembrano rivivere una seconda giovinezza, questo un commento che come per incanto ha trovato d'accordo diversi critici autorevoli.
Per le sue ricerche e pubblicazioni in campo didattico il suo nome é oggi un punto di riferimento per molti appassionati ed aspiranti chitarristi che da diverse paesi si ritrovano in occasione dei seminari estivi in Italia o nei suoi workshop all'estero. Si esibisce regolarmente in Europa, Usa e Giappone e nelle principali rassegne e festivals di musica acustica-tradizionale
Il suo recente album "Running Home" é segnalato ai primi posti delle classifiche di musica acustica e recensito dalle principali riviste di settore

                                       

Discografia
Audio Video

Franco Morone Stranalandia 1990
Franco Morone Guitarea 1994
Franco Morone The South Wind 1996
Franco Morone Melodies of Memories 1998
Franco Morone Running Home 2001


1)  


Libri attualmente disponibili:
- Metodo per chitarra blues (1980)
- Metodo per chitarra fingerstyle jazz (1982)
- Stranalandia
- Guitarea
- The South Wind
- Melodies of Memeories

Video attualmente disponibili:
- Fingerstyle Blues (1995)
- In concert with Tim Sparks (1997)

 

Repertorio
Recensioni-Interviste

Franco Morone per NAMNS
Intervista pubblicata su "New Age" - dicembre 2002
Intervista di Alfredo De Pietra


È considerato il poeta italiano della chitarra acustica, e le sue melodie, intense e dal grande fascino, riescono a regalare forti emozioni già al primo ascolto e, dote ancor più rara, sono interpretate con stile unico e riconoscibile. Stiamo parlando di Franco Morone, specialista del fingerstyle tra i più rinomati a livello mondiale: i suoi album, perfettamente bilanciati tra composizioni originali e riarrangiamenti di brani tradizionali, sono un punto di riferimento per i tanti chitarristi che lo seguono anche nei workshop strumentali che Morone tiene regolarmente in Italia e all'estero. Già, perchè paradossalmente la fama di Franco Morone è maggiore al di fuori nei nostri confini: Morone si esibisce regolarmente in Europa, Usa e in Giappone, oltre che nelle principali rassegne e festival internazionali di musica acustica-tradizionale. Il suo recente album Running Home è segnalato ai primi posti delle classifiche di musica acustica e recensito dalle principali riviste di settore.
Abbiamo parlato con Franco della chitarra nella musica new age, oltre che della sua più recente produzione:

- Spesso la new age music ha suscitato in molti chitarristi contrastanti sentimenti. Come vede lo strumento-chitarra in questo àmbito musicale?
"La chitarra acustica ha un legame indissolubile con la new age music. Alcuni sostengono che il termine new age sia nato per esigenze di catalogo e di classificazione, quando cioè a fronte delle forti vendite di un CD del pianista George Winston i discografici americani decisero di coniarlo ad hoc per un genere fino ad allora non riconducibile ad altri già esistenti. Non voglio in questa sede discutere la veridicità di questa tesi, nè stabilire chi furono i precursori della new age music. Vorrei solo ricordare la grande passione di George Winston per la chitarra acustica (John Fahey, Leo Kottke); come Will Ackerman, fondatore della Windham Hill, fosse chitarrista egli stesso e che dopo Winston i nomi più quotati dello stesso catalogo furono soprattutto artisti come Alex De Grassi, Michael Hedges e Mike Marshall (Montreaux Band). Certo non si può affermare che la musica new age sia nata sulla chitarra acustica, essendo un movimento che coivolge strumentisti d'ogni tipo, ma è certo che la sei corde sia stata ed è tuttora uno degli strumenti più importanti in questo senso. Anche prima delle forti vendite dei dischi della Windham Hill chitarristi della EMC tedesca come Ralph Towner, Stephan Micus ed altri precursori come Robbie Basho e Mike Oldfield avevano tracciato dei percorsi molto originali.
Forse i contrastanti sentimenti di cui lei parla poggiano sul fatto che molti dei nomi citati hanno un linguaggio ben preciso: come dire, non accettano sempre volentieri di essere catalogati in un genere musicale. Alcuni non si identificano nella musica new age perchè ciò che suonano è frutto di ricerche così particolari, se non uniche, che qualsiasi etichettatura ai loro occhi risulta troppo semplificativa. Poi è anche vero che dopo il boom di fine secolo molti, cavalcando l'onda, hanno pubblicato di tutto e di più, con risultati di alterna qualità, per cui può darsi che non tutti vogliano essere ricondotti a un calderone unico.
Questo dal punto di vista del musicista. Da quello giornalistico e discografico il termine new age risolve diversi problemi, non solo di classificazione ma anche di contenuto. Io stesso, avendo scritto articoli, capisco l'esigenza di riferirsi ad un àmbito musicale con certe caratteristiche, certo non omogenee, ma comunque caratterizzato da linguaggi che sono parte del nostro tempo. Insomma, alla fin fine è solo una indicazione di massima, come può essere jazz, blues, country, celtic.. dentro ognuno di questi termini trovi un mondo. Ed è poi vero che anche in ogni catalogo, pur vasto che sia, la buona musica si distingue sempre".

- E quali sono per lei i dischi per chitarra più significativi da questo punto di vista?
"Beh, senz'altro Turning, Turning Back e Slow Circle di Alex De Grassi , Aereal Boundaries di Michael Hedges, Soliloqy di David Qualey, Bambulé di Pierre Bensusan…Non ricordo singoli titoli, ma molti dei chitarristi ECM, oltre a quelli elettrici come il Mike Oldfield di Tubular Bells, Pat Metheny, già dal primo American Garage. Poi più che altro singoli brani come "The Bricklayer Beautiful Daughter" di Will Ackerman o "The Hanging Down" di Ed Gherard. E infine alcune produzioni Narada dedicate alla chitarra fingerstyle".

- Lei quindi ascolta comunque new age music. Cosa trova di particolarmente interessante in questo tipo di approccio musicale?
"Ascolto diversa musica new age, ma preferisco selezionare accuratamente: non è facile orientarsi, magari attraverso recensioni o per il fatto di conoscere già determinati musicisti.
A mio avviso i nomi più significativi hanno avuto diverse esperienze, e di seguito attuano una fusione intelligente dei vari generi precedentemente "vissuti", essendo mentalmente aperti a nuove soluzioni sonore, melodiche ed armoniche. In particolare apprezzo i musicisti provenienti dall'area folk-etnica e jazz: sono quelli che senz'altro hanno un vocabolario più ampio; anche quelli provenienti dall'area celtica ad esempio fanno molte cose di qualità. Senz'altro quello delle contaminazioni è l'aspetto più interessante: ad esempio ascolti un cd di musica celtico-berbera, ti chiederai che tipo di attinenza hanno queste due culture, eppure in ogni brano il passaggio tra i due generi salta fuori alla grande e in modo naturale. Poi da ascoltatore penso che sia una musica di forte attualità, che risponde a determinate esigenze d'ascolto; melodie di una certa liricità, a volte sognanti o descrittive, che puoi utilizzare come sottofondo o in primo piano, che non sono quasi mai intrusive con sonorità particolari, rilassanti e a volte anche terapeutiche.
Questo a grandi linee, evitando un certo tipo di new age banale o da tappezzeria. Niente si improvvisa, ogni percorso che un musicista attraversa lascia un segno interiore e una conoscenza che poi inevitabilmente salta fuori. Ho suonato in posti come Minneapolis, New York, San Francisco, dove ti rendi conto che i musicisti vivono da sempre in una società multi-etnica e ricevono tanti stimoli, imparando linguaggi nuovi a contatto con colleghi provenienti da nazionalità diverse. Da queste contaminazioni sono nati movimenti culturali e sociali che hanno poi influenzato anche la musica .
Per quel che riguarda noi chitarristi, penso che la musica new age ci abbia influenzato positivamente verso soluzioni più espressive e di ricerca sia sui suoni che sulle armonie: trovo che l'uso di tecniche fini a se stesse e i virtuosismi tesi solo a sorpendere l'ascoltatore siano oggi meno considerati di un tempo, per fortuna".

- Andando alla sua produzione discografica, ritiene che qualcuno dei suoi album possa rientrare in qualche modo in àmbito new age?
"Certamente il mio primo Stranalandia, Guitàrea ed alcuni brani in Melodies of Memories e nell'ultimo Running Home. Riguardo la mia raccolta di musica irlandese The South Wind, in esso ci sono molte slow air che a mio parere sono vicine al mondo della musica new age, arie lente e sognanti che si perdono nella notte dei tempi, il mistero del magnetismo delle melodie celtiche, che se arrangiate ad arte sono di un'attualità sconvolgente".

- Sulla compilation di New Age Music & New Sounds è presente a rappresentare il suo ultimo album, Running Home, il brano intitolato "Night Drivers"…
""Night Drivers" è nata su un'accordatura che utilizzo per la musica celtica, ed è una canzone strumentale con una struttura molto semplice. È uno dei brani più apprezzati di questo nuovo album, e molti lo giudicano un brano con venature italiane e molto personali. È comunque un brano intimista, e sarà per questo che l'ho dedicato a tutti coloro che per motivi di lavoro, come i musicisti, viaggiano di notte, al buio della cabina del loro veicolo, guidando con la mente altrove e sognando con gli occhi sbarrati sulla strada. Sono stati mentali che ti portano paradossalmente ad essere anche più concentrato e vigile, segnali la tua presenza con le luci: non so come, ma sei tutt'uno con la strada. Ho infatti scoperto che in definitiva, se non sei stanco, a volte è più sicuro viaggiare di notte, c'è meno traffico e trovi professionisti della strada, insomma non è come di giorno a ferragosto! E poi senti la musica anche in modo più intenso, insomma un viaggio in tutti i sensi, provare per credere".





Intervista pubblicata su "Chitarre" - dicembre 2002
Intervista di Giovanni Palombo
D- Franco, questo Running Home è il tuo quarto album prodotto dalla Acoustic Records, parlaci di questa nuova produzione.
R- Questo cd è il risultato di diverse sedute di registrazioni avute presso residenze private in Abruzzo, Toscana ed Emilia Romagna. Ho utilizzato nella prima fase unicamente un registratore dat e chitarre con microfoni diversi. Poi c'é stato il lavoro di mixing ed editing c/o tre studi diversi.

D- Quindi alla base c'è anche un discorso di realizzare suoni diversi.
R- Esatto, ci sono chitarre e microfoni differenti proprio per cercare di dare ad ogni brano un deteminato suono, in questo modo un disco di sola chitarra penso risulti più vario e meno stancante.Cerco anche di non standardizzare troppo il suono e anche di verificare, in quanto musicista, come reagisco suonando in ambienti diversi in momenti diversi. C'é sempre la voglia di ottenere dei risultati migliori rispetto al cd precedente.

D- Alla conclusione del lavoro ti è sembrato di aver raggiunto questi risultati?
R- Come al solito ci sono tracce migliori di altre, magari per la posizione dei microfoni o per chitarre che rispondono meglio a certe accordature. Nei brani più lenti utilizzando la Kevin Ryan ho ottenuto un suono più corposo e morbido, al contrario nei brani più mossi le Taylor 812 e 514 dal corpo più piccolo hanno prodotto un suono più sobrio e compatto.
Singole tracce poi si distinguono per l'utilizzo della 12 corde, una Taylor 855 "vintage" anni 7O' con un suono incredibile o per l'uso del bottleneck sulla Rain Song in grafite con una timbrica sui medi più adatta alla tecnica slide. Se alla fine considerato anche i generi e le tecniche, penso che questo cd sia sicuramente la raccolta più eterogenea che io abbia mai pubblicato. Ma va sempre bene allargare gli angusti confini entro i quali vengono relegati normalmente i cd di sola chitarra.

D- Vediamo meglio questo punto che mi sembra importante.
R- Un vero punto di forza della solo guitar music risiede proprio nella varietà di linguaggi, culture ed emozioni che oggi puoi proporre. Una mia composizione può essere più bluesy o più celtica o avere degli echi più mediterranei, ovvio che restano indicazioni di massima, non é mai facile descrivere la musica a parole. Posso dirti che per gli arrangiamenti di composizioni non mie, resto molto influenzato dagli strumenti originari. Ad esempio "The Wedding" di Abdullah Ibrahim, già Dollar Brand, è una ballad lenta con venature jazzistiche, quindi con un approccio più pianistico. Troviamo poi Serenata, la rilettura di una canzone popolare italiana dove la chitarra imita questa volta la voce. Concepisco sempre la chitarra come una piccola orchestra (concetto non mio, ma rendo l'idea) usandola in maniera totale, anche rispettando quindi i limiti e i vantaggi della tastiera. L'abilità del musicista più che essere legata ai virtuosismi per me risiede nel buon gusto e nella scelta di colori ed effetti consoni al tipo di esecuzione. Più mezzi espressivi hai più estendi il tuo vocabolario ma ancora più importante é utilizzarli nella giusta direzione e nel contesto adeguato.

D- A questo ha anche contribuito l'utilizzo di accordature diverse, cosa ormai per te abituale. Cosa ci dici delle accordature che hai usato in Running Home?
R- Ogni accordatura ha un colore diverso e quindi deve avere anche un impiego aderente ai singoli brani. Ad esempio la DADGAD, sia in tonalità di Re che di Sol la usano tutti per la musica irlandese e in effetti per le arie lente di O' Carolan é il massimo. Ma per la musica celtica in generale io preferisco più la EADEAD o la EADADE. E' un tuning molto semplice che uso in tonalità di La, sui bassi hai la stessa serie di corde a vuoto delle corde alte. Con questa mi capita di suonare anche del blues. In precedenza ho spesso spesso legato questo genere alla open D (DADF#AD) o alla la open C (CGCGCE) ma soprattutto alla standard, come anche per il jazz. Però ad esempio suonare jazz con le accordature alternative non é proprio il caso, così come suonare del blues sulla DADGAD. Ho segnalato sul cd tutte le accordature impiegate brano per brano, di nuovo c'é la DADGGD che con i due sol permette un utilizzo della nota di pedale molto interessante, per il resto é quasi come la DADGAD.

D- Ti capita che una composizione ti suoni meglio cambiando l'accordatura?
R- Direi che quasi tutte le composizioni passano inizialmente per la standard , poi man mano che assimili le melodia, l'armonizzazione preferita realizzi che sarebbe più efficace o più agevole o più scorrevole avere quella determinata corda a vuoto. Ho letto a volte arrangiamenti non miei in open tuning con diteggiature molto difficili, é un controsenso. L'accordatura alternativa per me deve portare non solo ad avere un suono migliore (altrimenti usi la standard ) ma anche a semplificare l'esecuzione. Determinate corde ad esempio te le ritrovi non solo perché le usi a vuoto, ma anche perché poi le utilizzi all'interno di accordi o in certe legature in maniera funzionale alla melodia e all'arrangiamento. Nella pratica una regola semplice semplice é quella di far sì che la nota più grave sulla linea dei bassi possa accompagnare facilmente la melodia e che la nota più acuta nella linea degli alti possa essere accompagnata dai bassi; sono punti cruciali del brano che in qualche modo ti guidano e a volte ti impongono delle scelte. Sono oltremodo battute dove potrebbero verificarsi cadute di suono o dove la complessità d'esecuzione sacrifica la scorrevolezza d'esecuzione. Anche gli ornamenti richiedono determinate scelte anche se meno importanti. Ci sono delle tecniche di arrangiamento che ho sviluppato nel tempo che per me oggi restano dei punti fermi, la ricerca sul folk irlandese ha stimolato molto la mia ricerca in questo senso.

D- Parlando invece del tuo percorso artistico, guardando sia indietro che avanti, a che punto senti di essere?
R-Nei primi cd ero molto timido, sebbene cercassi già allora di esprimere una mia personalità, negli anni poi fai in modo di renderla più visibile e più diretta. Ovvio che ci sono brani che senti più tuoi rispetto ad altri, ma penso che la mia musica abbia avuto nel tempo una spinta verso l'esterno.
Anche la maggiore consapevolezza di legare ciò che suoni a fatti di vita vissuta, a cose che ti accadono. Proprio perché si tratta di musica strumentale senti il bisogno di raccontare storie attraverso quello che suoni. Sai le mie sono proprio canzoni senza testi, cerco soluzioni semplici sforzandomi di non cadere nel banale e nel prevedibile. Sono soprattutto ascoltatore di ciò che suono, giudicandomi in prima persona; devo emozionarmi altrimenti preferisco fare altro.

D- Quindi anche una ricerca di equilibrio tra vari fattori. Torniamo alla musica irlandese, mi sembra che essa ti abbia lasciato parecchie influenze, anche stilistiche, ad esempio nell'uso degli abbellimenti.
R- Certamente, ma anche nel ritmo, con anticipi, ritardi o attraverso variazioni melodiche. Nella musica irlandese ci sono sezioni ripetute con variazioni dove si improvvisa con delle melodie che richiamano quella originaria. Gli abbellimenti sai che in pratica possono, quasi per magia, rendere interessante anche la più scontata delle melodie, poi ti diverti ad imitare strumenti diversi, gli ornamenti tipici delle pipes irlandesi, dei violini, degli organetti, sono tutte soluzioni attraverso le quali sviluppi dei linguaggi originali sulla chitarra.

D- Ultimamente tu hai anche viaggiato molto all'estero, suonando negli Stati Uniti, in Giappone e in vari paesi europei. In cosa hanno contribuito queste esperienze al tuo percorso artistico?
R- Esibirti di fronte ad un pubblico ogni volta diverso é un'esperienza molto importante, ti fortifica. Capita di suonare di fronte a duemila persone o davanti a sessanta, alla fine trovi una tua misura, il tuo modo di proporti. Quando poi ricevi consensi positivi da ambienti così diversi, ti senti più sicuro di te e della tua musica in un mestiere che sai alla fine non ha molte certezze.

D- Gli Stati Uniti sono la patria di buona parte dello stile chitarristico moderno, e poi lì ci sono tanti chitarristi eccezionali, suonare per quel pubblico non significa in parte sentirsi nella bocca del leone?
R- La prima regola é essere convinti di quello che sei e che stai suonando. Sai che i musicisti in America hanno tutti quest'approccio molto diretto e anche il pubblico si aspetta un confronto aperto ed una performance trascinante. Se la tua musica ha comunicativa riesci a venir fuori alla grande, l'importante é essere in buona fede, il pubblico sente, vede e si accorge di tutto.

D- E quando torni a casa, dopo tutto questo?
R- Dopo un lungo tour certo non vedi l'ora di correre a casa, chiaro che a casa poi trovi tutto il lavoro di settimane da smaltire. Però la verità é che i musicisti perdono il pelo ma non il vizio, appena torni a casa dopo poco riprepari un'altro giro. Il concetto di "Running Home" é che paradossalmente anche quando sei in viaggio per raggiungere i posti dei concerti é comunque un tornare a casa; anche quando sei ospite dagli amici in California, in Germania o in Italia, ti senti a tuo agio e fai sentire meglio anche le persone che ti ospitano. Credo che il musicista viva molto questa situazione, la sua casa è anche un po' fuori, dove si suona, ed é sopratutto ritrovare gli amici sparsi in giro.

D- In generale ti sembra che attualmente ci sia un rinnovato interesse per la chitarra acustica oppure no, cosa vedi tu in giro?
R- C'é un rinnovato interesse per i musicisti che valgono, a mio parere gli appassionati che seguono la chitarra acustica sono molto competenti e maturi. Questo é un vero punto di forza per un mercato in fondo così ristretto. Ci sono tanti chitarristi acustici, forse troppi rispetto a quello che questo mercato potenzialmente può offrire. Ma non si deve per questo scoraggiarsi o rassegnarsi e neanche separare troppo la chitarra dall'universo musicale. La chitarra acustica in questi anni sta' vivendo un nuovo rinascimento ma più dalla parte dei chitarristi.

D- Questo è un periodo molto legato alle contaminazioni musicali, agli incroci di generi e strumenti diversi, cosa ne pensi?
R- Io ho suonato chitarristi che sentono molto la contaminazione dei generi, e di conseguenza penso di esserne rimasto in qualche modo influenzato. Oggi potrei essere anche in grado di pubblicare un CD di musica multietnica per chitarra acustica, rifacendomi a tradizioni italiane, greche, irlandese, basche, noi riceviamo influenze da ogni parte del mondo e almeno la musica é un bene che non abbia confini.

D- E in tutto questo, il vecchio blues, ha sempre un'eco nelle tue produzioni, che posto occupa?
R- Un posto sempre importante. In questo CD c'è Celtic Dog Blues, composto nella mia "accordatura celtica". Io sono cresciuto con il blues e continuo a suonarlo, è sempre presente nel mio repertorio.

D- Vorrei sollevare un altro punto: altre culture hanno sempre valorizzato molto il loro patrimonio popolare, in Italia sembra che fare questa operazione sia particolarmente difficile, anzi spesso ci rivolgiamo proprio ad altre tradizioni. Mi sembra che tu ti sforzi a volte di rileggere e diffondere la nostra tradizione popolare, ad esempio in questo CD è presente il brano Serenata, che devo dire è veramente bello e ben arrangiato, mi piace molto.
R- Ti ringrazio, é solo perché in Italia storicamente le case discografiche hanno cercato i profitti solo e sempre con la musica leggera, negli States ad esempio molte etichette hanno investito nella loro tradizione. Molto da noi é stato irrimediabilmente perso, ma ci sono ad esempio riviste indipendenti come Folk Bullettin attraverso le quali é possibile recuperare tutta una serie di produzioni interessanti di folk italiano.

D- Anche in una parte del mondo jazz cè il tentativo ogni tanto di riprendere e rivitalizzare dei brani tradizionali.
R- Quando gli italiani suonano musica italiana sono molto più credibili!
Se fai musica irlandese sei sempre un italiano che fa musica irlandese, anche se la suoni meglio di un irlandese. Non é facile comunque trovare dei brani adatti, tutt'ora sono alla ricerca di materiale per un cd di Italian fingerstyle.

D- Sarebbe bello, non mi sembra ci sia qualcosa in questa direzione. E cosa altro bolle nella pentola dei tuoi progetti?
R- La mia prossima pubblicazione sarà un'altra compilation di musica celtica, ho abbastanza materiale adesso. Poi da alcuni anni organizzo in Italia anche tounée con amici e colleghi. Ho invitato a suonare in Italia gente come Leo Kottke, Peter Finger, Tim Sparks, Alex De Grassi, Rick Ruskin, Dean Magraw. Inoltre organizzo dei seminari estivi come Dulcamara (vicino Bologna ) e House of the Rising Sun (vicino al Lago Di Garda).

D- Una critica che a volte viene fatta ai chitarristi è quella di voler creare in fondo una realtà propria separata da altri musicisti. Tu cosa ne pensi?
R- Si, chitarristi che ascoltano troppi chitarristi, é un vizio al quale é difficile rinunciare. Un consiglio che dò é quello di concentrarsi esclusivamente sul risultato finale; le tecniche, i virtuosismi, gli stili dei grandi maestri, il suono, le belle chitarre spesso risultano argomenti prevalenti, sono sì elementi importanti, ma restano pur sempre dei mezzi, cerchiamo di mettere i contenuti al primo posto, lasciamoci guidare dalla musica e dalle nostre emozioni che non sbagliamo mai ..Ciao!



Componenti
Special Guests

Stage Set

Skip Agency
Shows of Music
International Artists Management
Via Mansueto 72-14

I-16136 Genova (Italy)
Tel: 010-469.55.11
010-89.34.333

Mobile 333-5222 944
Fax 010-89.34.223
 

 

 

            

Franco Morone - Sito Ufficiale Skip Agency - Official Site Skip Agency - Official Home Page Skip Agency