Tolo Marton Band - Sito Ufficiale Skip Agency - Official Site Skip Agency - Official Home Page Skip Agency 

         

  Classic Rock

TOLO MARTON TRIO (ITA)

Chitarra elettrica/voce  +  Basso  +  Batteria     (3 musicisti)

Repertorio
Recensioni-Interviste

          Discografia
Audio Video
          Componenti
Special Guests-Stage Set

"Dopo averlo sentito suonare, sono tornata a vederlo ogni volta che potevo", così la giornalista Sharon Jones scrive di Tolo su Austin Arena Magazine (Texas, aprile 1995).

Chitarrista compositore trevigiano, Tolo Marton vanta di una carriera trentennale nell'ambito della musica di ispirazione anglo-americana. E' uno degli artefici della musica dal vivo nella scena italiana.

E’stato definito "il più intelligente e dotato chitarrista rock che l'Italia abbia mai avuto" (Paolo Vites,Jam,dic 1999)

E' stato premiato in America dal padre di Jimi Hendrix, che fu il più grande genio della chitarra elettrica mai esistito.

Viene considerato il chitarrista italiano che ha più classe, un musicista che non si ripete mai

E' stato richiesto per suonare con Jack Bruce e Ginger Baker, due dei tre leggendari componenti dei Cream (il terzo era Eric Clapton).

Lo stile (Classic rock) e il repertorio di Tolo Marton si basano su brani originali,dove si rincorrono linguaggi rock, blues, country, psichedelia, melodia e silenzi.

In dicembre 2001 e gennaio 2002 Tolo collabora con l'attore Marco Paolini e il violoncellista Mario Brunello nel progetto teatrale "Carta Bianca". Questo inedito trio riscuote un grandissimo consenso di pubblico e critica, fin dal debutto al Piccolo Teatro Regio a Torino.

Nel marzo 2002 inizia una collaborazione con il batterista dei Deep Purple Ian Paice, con cui si esibisce con grande successo in un primo concerto il 15 marzo.

In ottobre 2002 esce per Azzurra Music il primo ufficiale doppio live CD intitolato “DAL VERO”.

Il 1 gennaio 2003 si esibisce in diretta su RAI International in una trasmissione dal titolo “SOS Argentina” a favore dei bambini di quel paese che viene diffusa in diretta in 33 paesi.


Discografia
Audio Video

The blues won't go away VTM, 1981
Let me be VTM, 1982
One guitar band VTM, 1983
Toloquarantasuonati RTI, 1992
My place is close to you PROVOGUE, 1996
Still close to you VTM, 1998
Colours and notes STORIE DI NOTE, 1999
Tolo Marton "dal Vero" Azzurra Music, 2002


  1)    
  2)    

Repertorio
Recensioni-Interviste

Lo stile: CLASSIC ROCK. Lo stile e il repertorio di Tolo Marton si basano su brani originali. Temi e sonorità riprendono quel filo interrotto dalle case discografiche all’inizio degli anni Settanta, che porta al suono che cambiò la faccia alla musica rock. Nessuna nostalgia ma soluzioni nuove, improvvisazioni senza limiti di genere, lunghe Jam-session e interplay tra i musicisti.

In questa ottica non può mancare la reinterpretazione di alcune cover, non solo di Hendrix, dove si rincorrono linguaggi rock, blues, country, psichedelia, melodia e silenzi, in un lungo viaggio che spesso termina con quel pezzo del treno. Al di là delle etichette, la chitarra di Tolo è poco prevedibile ed è difficile sapere che cosa può riservare. Forse un invito a chiudere gli occhi per vedere con le orecchie.

Carmelo Genovese, Intervista su JAM gennaio 2003
Nel 1975 Tolo Marton, chitarrista poco più che ventenne, volava a Los Angeles con Le Orme per incidere Smogmagica. Il gruppo era all’apice della popolarità e per lui sembrava l’inizio di una carriera in discesa. Poco incline a seguire passivamente le dubbie regole dettate dai saggi di turno, Marton fu invece costretto dalle sue stesse scelte a vivere nel duro circuito dei club portando avanti la sua musica nell’ombra, aiutato da uno zoccolo duro di appassionati che lo adora e non lo ha mai abbandonato. Ventitre anni dopo, in una fredda giornata di gennaio, Tolo era su un aereo che ritornava da Seattle, dove aveva ricevuto direttamente dalla famiglia Hendrix un inaspettato riconoscimento alla sua sensibilità artistica. Altre volte era stato nella patria del rock ricevendo dimostrazioni di stima ed ammirazione, ma questa volta il ritorno aveva un sapore speciale: quello della definitiva consapevolezza che la coerenza ha un prezzo impagabile per chi non smette di rispondere alla propria coscienza di artista.

Lo abbiamo incontrato al termine di un concerto alla Blueshouse di Milano nel quale, in occasione dell’uscita del suo primo disco dal vivo, ha regalato momenti di grande musica con la sua magica chitarra.

Allora Tolo, finalmente un disco dal vivo…

Era un appuntamento che non volevo più rimandare, per me stesso e per tutti quelli che mi seguono, che da tempo chiedevano un testimonianza di ciò che Tolo fa ed è quando sta sul palco di fronte al pubblico.

Sei sempre stato considerato un artista che rende al meglio nella dimensione live. Che criteri hai scelto per intrappolare al meglio quel cocktail di creatività, improvvisazione e suono in una piccola scatola di plastica?

L'idea era di fotografare un concerto dal vivo, riportando quello che vi succede, i suoni e l'aria che vi si respira. Il primo passo è stato scegliere i brani che avessero le caratteristiche adatte: improvvisazione, interazione, energia, crescendi. Doveva durare tanto da contenere un concerto intero. Il nostro repertorio è vario e non c'è rischio né di ripetersi né di annoiare. Da qui la scelta del doppio album, lungo 2 ore e mezza. Ho scelto di mixare il suono in modo naturale e aperto, con molta separazione tra gli strumenti; come se chi ascolta si trovasse proprio di fronte al palco, o quasi sopra.

Ho notato un ottimo affiatamento con i Lostiguana. Da quanto tempo suoni con loro?

Da due anni e mezzo. Li ho sentiti suonare una sera in un club a Treviso, si chiamavano "The Terribile Treble" e facevano principalmente cover di Hendrix, con una precisione quasi maniacale. Pur dovendo suonare a bassi volumi, per esigenze del locale, mi colpirono per la convinzione che riuscivano a trasmettere. Mentre li ascoltavo, mi sono come "visualizzato" nel suonarci assieme, e non ho pensato due volte a proporre una collaborazione. I Lostiguana si distinguono per due fattori che di solito negli altri gruppi si escludono a vicenda: la tecnica e il calore.

 Nel disco suona Ian Paice dei Deep Purple in un paio di brani. Come è nata questa collaborazione?

Da un idea del promoter Ivano Bosello, un appassionato del rock d'annata. Organizzava un concerto per l'AVIS, ed essendo fan dei Deep Purple, ha contattato Ian Paice e mi ha chiesto di esserci. A mia volta ho chiamato Maurizio (bassista dei Lostiguana) e ci siamo ritrovati tutti e tre sul palco dello "041" il 15 marzo 2002. Abbiamo suonato molto Hendrix, da cui i due brani presenti nel CD, ma anche molti brani miei. Ian Paice ha acconsentito a essere presente nel disco, e questo denota quanto egli sia una persona squisita, oltre che grandissimo musicista.

Nel booklet menzioni Jimi Hendrix, Rory Gallagher e Nils Logfren quali tuoi chitarristi preferiti. Che cosa in particolare ti ha affascinato nel loro stile?

Rory Gallagher è il guitar hero. Quello unico in cui incappi nei primi anni, nell'età in cui sei estremamente influenzabile, quando tutto deve ancora accadere. Dentro comincia ad arderti un fuoco e sei alla ricerca di qualcosa che appartenga solo a te. Tutti ascoltano Led Zeppelin, Deep Purple, Eric Clapton, ma tu vuoi trovare qualcos'altro, perché sai bene che non riuscirai mai a identificarti con quelli, anche se sono grandi e li apprezzi. Rory era diverso perchè suonava la chitarra con un senso di ribellione disperata, con uno spirito free che ricordava più il jazz, pur non possedendone le tecniche. La grinta e la rabbia del solitario, il fraseggio così assurdo e imprevedibile da non riuscire a trovarne le fonti. E un’immagine di uomo semplice, pensai: è come me! Vidi Nils a Los Angeles nel 1975. Per coincidenza quello fu l'anno in cui Gallagher smise di suonare come piaceva a me. Lofgren è l'opposto, è la matematica, la precisione, ma anche un'originalità sia melodica che ritmica che ti spiazza, un altro musicista enigma del quale è difficile stabilire le fonti di ispirazione. Di Jimi Hendrix dico solo questo: è lo spartiacque, il luogo in cui tutto confluisce e tutto si trasforma. E' il passaggio obbligato, che prima o poi devi percorrere.

Su una delle due Fender Stratocaster che hai utilizzato stasera, oltre ai personaggi che abbiamo menzionato, vi hai dipinto Jerry Lee Lewis, B.B. Kinge Joni Mitchell. Sono loro gli artisti che completano le tue radici o c'è ancora qualcun altro che però non compare per ragioni di spazio?

I personaggi che ho dipinto sulla chitarra sono quelli che mi hanno dato la carica. Jerry Lee per il Rock'n'Roll; negli anni 70 mi sono perfino cimentato al piano con il suo stile. Con B.B.King ho scoperto il vero blues, nero ed elegante. Con Muddy Waters quello più profondo. Joni è la mia "Music Lady", quanto ho ascoltato i primi dischi, impregnati di melodie personali! Da lei ho capito che la chitarra non esiste solo per fare assoli. Ma ci sono altri musicisti che ho seguito, come Paul Simon, JJ Cale, Santana, Cream, Beatles, Chuck Berry, musiche da film, e perché no, i Rokes! Senza scordare i vecchi 45 giri dei miei fratelli più grandi, che ascoltavo da bambino, Santo & Johnny, Paul Anka, Conway Twitty, Elvis.

La tua musica, di difficile catalogazione, non ti ha causato qualche difficoltà ad ottenere ingaggi in nuovi locali?

Ho la tendenza ad annoiarmi a suonare sempre le stesse cose, perciò non è facile mettermi su uno scaffale. Ma ormai questo "handicap" è diventato un punto di forza che il pubblico apprezza per la varietà del nostro repertorio. Comunque i club sono messi molto male: mi riferisco all'inflazione causata dalle tribute band e dalle cover band. Anni fa saper fare pezzi famosi serviva a imparare a suonare, ora sembra il punto di arrivo… Con il risultato che i musicisti che tentano di fare qualcosa di proprio non trovano spazio.

L’indipendenza artistica, al di là del talento che si possiede, spesso comporta un prezzo piuttosto alto da pagare in termini di riconoscimenti. Se potessi tornare indietro cambieresti qualcosa nelle tue scelte?

No, e se tornassi indietro, vorrei essere più duro nei confronti di chi è troppo gentile con le persone che contano, e troppo poco con i semplici e inesperti.

Questions è uno dei tuoi brani che preferisco. Quali sono le domande che ritornano più spesso nella mente del musicista Tolo Marton?

Se sono un vero musicista o ne do solo l'impressione.

Componenti
Special Guests

Stage Set

Tolo Marton, chitarra e voce
Alex Marinoni, basso
Andrea De Marchi, batteria

Skip Agency
Shows of Music
International Artists Management
Via Mansueto 72-14

I-16136 Genova (Italy)
Tel: 010-469.55.11
010-89.34.333

Mobile 333-5222 944
Fax 010-89.34.223
 

 

 

            

Tolo Marton Band - Sito Ufficiale Skip Agency - Official Site Skip Agency - Official Home Page Skip Agency